Luoghi di speranza: Abbazia di Inkamana, Sudafrica

Ci rechiamo all’Abbazia di Inkamana, nel KwaZulu-Natal, in Sudafrica. Fondata nel 1922 come missione benedettina, Inkamana è diventata un centro monastico ed educativo che gestisce un collegio, oltre a laboratori, attività agricole, servizi di ospitalità e un ministero dedicato ai ritiri spirituali. In un Paese in cui il cristianesimo è molto diffuso ma i cattolici rimangono una minoranza relativamente esigua, l’abbazia ha dedicato più di un secolo a mettere in pratica la preghiera, il lavoro e il servizio secondo la tradizione benedettina.

Quando suonò la campana: l’avvio del 1500° giubileo benedettino presso l’Abbazia di Inkamana

di padre Francis Kuutondokwa

Tutto è iniziato con il suono di una campana.

L’11 luglio 2026, mentre ci riunivamo davanti alla chiesa abbaziale per celebrare la solennità del nostro Santo Padre Benedetto, la nostra campana più grande risuonò improvvisamente in tutto il complesso abbaziale. Per trenta secondi, il suo suono profondo e familiare riempì l’aria. Ma in quell’occasione, la campana sembrava voler dire qualcosa di più: «Svegliatevi! Prestate attenzione! Sta iniziando qualcosa di nuovo».

Quando il suono cessò, calò il silenzio. Per un breve istante, non c’era nulla che ci distraesse. Rimanemmo in preghiera, ascoltando e prendendo coscienza del significato di ciò che stava accadendo. Stavamo dando inizio al nostro cammino verso una tappa fondamentale: il 1500° giubileo della fondazione di Montecassino nel 529, che sarà celebrato nel 2029.

Ai prossimi quattro anni sono stati assegnati quattro temi semplici ma incisivi:

2026: Il risveglio

2027: Ascoltare con l’orecchio del cuore

2028: Crescita in termini di stabilità e conversione

2029: Fiorire come comunità vivaci di pace e speranza

E così, il nostro primo compito è quello di risvegliarci.

Dopo un momento di silenzio, l’abate Boniface Kamushishi si fermò davanti alle porte chiuse della chiesa e bussò tre volte con il pastorale. A quel punto, dall’interno, le porte si aprirono. Era un gesto semplice e antico, ma il suo significato era impossibile da ignorare.

Una porta chiusa si è trasformata in una porta aperta; una fine è diventata un inizio. Eravamo invitati a entrare in un nuovo capitolo: non solo fisicamente nella chiesa, ma spiritualmente in un percorso di rinnovamento.

All’interno della cappella laterale ci attendeva un altro simbolo. Davanti alla statua splendidamente decorata del nostro Santo Padre Benedetto, è stata accesa una candela giubilare. Quando la fiamma si è accesa, ci è sembrato che ci ricordasse che la luce tramandata da San Benedetto nel corso di quindici secoli non si è mai spenta. Continua ad ardere nei monasteri, nelle comunità e nei cuori di innumerevoli uomini e donne che cercano Dio nello spirito della Regola di San Benedetto.

La cerimonia è stata sobria, senza discorsi elaborati né grandi festeggiamenti. Eppure, forse proprio per la sua semplicità, ci ha toccato profondamente. Ci ha fatto riflettere sul vero significato del Giubileo.

Si è tentati di pensare al Giubileo come a un’occasione per celebrare il passato – per ricordare Montecassino, san Benedetto e le generazioni di benedettini che ci hanno preceduto. E certamente abbiamo molto di cui essere grati. Ma il Giubileo si rivolge anche direttamente a noi. Cosa ci chiede Dio oggi? Come possiamo rinnovare la nostra vocazione? Cosa occorre risvegliare dentro di noi? Sono domande che ci accompagneranno nei prossimi quattro anni.

Al termine della Messa, ogni partecipante ha ricevuto un attestato di partecipazione. Era ben più di una semplice prova della nostra presenza; racchiudeva un significato più profondo. Era un promemoria: Ero lì. Ho condiviso questo momento. Faccio parte di questo cammino. Per molti è diventato un ricordo tangibile di una giornata che ha segnato l’inizio del nostro cammino verso il 1500° Giubileo Benedettino.

Questi attestati nascono anche dal nostro desiderio di trovare modi creativi per avvicinare il Giubileo alle persone. Ci rendiamo conto che non tutti hanno l’opportunità di visitare i numerosi monasteri e conventi che fanno parte della nostra famiglia benedettina, soprattutto a causa della distanza, del tempo e dei limiti economici. Abbiamo quindi cercato, nel nostro piccolo, un modo semplice per avvicinare il Giubileo a ciascuno.

Il certificato è diventato più di un semplice souvenir; è diventato un promemoria del fatto che il Giubileo non riguarda solo i luoghi che visitiamo, ma anche il viaggio che compiamo dentro di noi e gli uni con gli altri. Ovunque ci troviamo, possiamo fermarci un attimo, rendere grazie, ricollegarci alle nostre radici benedettine e riscoprire la gioia di appartenere a questa bellissima famiglia benedettina nel nostro tempo. Dal giorno del lancio del Giubileo, consegniamo un certificato a tutti coloro che visitano il nostro monastero. In questo modo il Giubileo varca le mura del monastero, diventando un ricordo personale e un promemoria del fatto che ogni persona che ci fa visita ha un posto in questa celebrazione del nostro patrimonio benedettino.

Il giorno seguente, domenica 12 luglio, la nostra più ampia famiglia benedettina ha aggiunto un’altra splendida nota alla celebrazione. I nostri oblati, che avevano trascorso il fine settimana con noi, si sono riuniti per rinnovare le loro promesse di oblazione annuali. La loro presenza è stata un gioioso promemoria del fatto che lo spirito benedettino non si ferma alle porte del monastero. Attraverso i nostri oblati, esso raggiunge molte vite e comunità diverse.

Guardando al 2029, sappiamo che questo percorso sarà molto più di un semplice conto alla rovescia verso un anniversario storico. È un percorso che nasce dal cuore. Lo affidiamo al Signore, pregando affinché questi anni siano un tempo di fede rinnovata, di ascolto più profondo, di conversione sincera e di speranza rinnovata. Possano essi rafforzare la nostra comunità e aiutarci a riscoprire la gioia di essere un popolo benedettino nel nostro tempo.

La campanella ha suonato.

Le porte si sono aperte.

La candela sta bruciando.

Ora tocca a noi risvegliarci.

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