Storia
Il Monastero di San Giovanni Evangelista sorge nel cuore del centro storico di Parma, a pochi metri dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta.
Nel 980, il vescovo Sigefredo II fece costruire un piccolo monastero «fuori ma vicino alle mura della città», che affidò ai figli di San Benedetto. Il primo abate della nuova comunità fu Giovanni, canonico della vicina cattedrale, venerato come santo e compatrono della città insieme a Ilario di Poitiers.
Nel 1477, dopo che la comunità di San Giovanni si unì alla Congregazione dell’Unità di Santa Giustina, i monaci intrapresero il restauro del monastero, che era stato completamente distrutto da un incendio durante le precedenti lotte di supremazia tra i signori locali.
Nel 1510 furono completati i primi lavori di un complesso molto più ampio, strutturato attorno a tre chiostri e ricco di opere d’arte, fiore all’occhiello del Rinascimento parmense. La chiesa abbaziale vanta affreschi del Correggio, del Parmigianino, di Anselmi e opere di molti altri importanti pittori.
Nel corso dei secoli, il complesso monastico ha subito ampliamenti ma anche deturpazioni, dovute a numerosi adattamenti necessari e anche ai tristi eventi che seguirono: le occupazioni francesi del XVIII secolo, tre soppressioni nel corso del XIX secolo, fino alla definitiva espulsione della comunità e alla confisca dei suoi beni. Ancora oggi, il monastero è di proprietà dello Stato.
La comunità, ricostituitasi alla fine del XIX secolo presso l’Abbazia di Torrechiara, tentò più volte di riottenere il possesso del Monastero. Finalmente, nel 1920, all’Abate Emanuele Caronti fu concesso il permesso di rioccupare parte dei locali, che nel frattempo il Ministero della Guerra aveva trasformato nella Caserma Ulrico Tonti. Nel 1945, la Comunità monastica riottenne il pieno uso del Monastero, tornando dall'Abbazia di Torrechiara.
Il Monastero è associato, come casa dipendente, all'Abbazia di Santa Maria della Neve a Torrechiara.
Attualmente, la Comunità è composta da 7 monaci, 6 dei quali sono sacerdoti.